
Quando parliamo di memoria ci riferiamo a una funzione estremamente complessa, non ancora del tutto chiarita dalla ricerca scientifica. Il cervello, identificato dalle neuroscienze occidentali come la sede principale dei meccanismi deputati alla creazione e al mantenimento della memoria degli eventi e delle esperienze, funziona come un sistema integrato: non è possibile suddividerlo in parti che svolgano una singola funzione in modo nettamente separato. Inoltre, il cervello è parte dell’intero organismo e dell’essere vivente, e non può quindi essere studiato in maniera isolata.
Nonostante ciò, sono state individuate alcune strutture cerebrali specifiche coinvolte nella produzione delle emozioni e nella memoria. Non a caso, questi due sistemi sono strettamente interconnessi: l’amigdala e l’ippocampo.
L’amigdala è considerata il centro delle emozioni, mentre l’ippocampo presiede prevalentemente alle funzioni della memoria.
Secondo Larry W. Swanson, l’amigdala è costituita da 13 nuclei nervosi che presentano connessioni con:
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la corteccia prefrontale e l’ippocampo, contribuendo alla formazione dei ricordi;
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la corteccia olfattiva, attribuendo un significato emotivo agli odori;
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la zona centromediale, che collega i nuclei talamici e ipotalamici al sistema nervoso vegetativo, responsabile della manifestazione corporea delle emozioni.
Nella formazione della memoria giocano un ruolo fondamentale anche gli ormoni dello stress che, se ben regolato, risulta essenziale per il processo mnestico. Altrettanto importanti sono le aree corticali, in particolare la corteccia prefrontale. Al contrario, uno stato di stress cronico o la presenza di patologie neurodegenerative compromettono la capacità di memorizzazione. Anche un’eccessiva attivazione dell’organismo (arousal) può determinare un parziale fallimento della memoria, che tende a selezionare stimoli isolati, decontestualizzandoli e rendendoli incompleti.
Un ulteriore fattore cruciale nel consolidamento della traccia mnestica è il sonno: numerose ricerche confermano infatti che il sonno svolge un ruolo fondamentale in questo processo.
Ma cos’è la memoria corporea? In realtà, più che di memoria, è corretto parlare di memorie. Esistono infatti diverse tipologie di memoria e una di queste è la memoria procedurale, ovvero quella che utilizziamo quando impariamo, ad esempio, ad andare in bicicletta. Il corpo apprende a mantenere l’equilibrio e a compiere movimenti nello spazio grazie a meccanismi automatici e inconsapevoli, regolati da specifiche aree del sistema nervoso senza il coinvolgimento diretto della neocorteccia.
Se prendiamo in considerazione anche alcune teorie della fisica quantistica, che hanno formulato ipotesi sul funzionamento dell’essere umano e sul significato ultimo dell’esistenza, potremmo affermare che la memoria corporea rappresenti l’unica forma di memoria realmente rintracciabile nel corpo fisico. Essa si manifesta come una configurazione neuronale specifica, formatasi in base all’uso che facciamo del nostro cervello, oppure come una contrattura muscolare sviluppatasi in risposta a condizioni prolungate di stress o adattamento.
La postura può quindi essere definita secondo due componenti fondamentali:
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La postura come funzione corporea, finalizzata al mantenimento dell’equilibrio;
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La postura come configurazione fisica, che, se mantenuta nel tempo, crea una memoria materiale nel substrato corporeo e può determinare modifiche strutturali.
L’equilibrio fisiologico, ovvero la postura corretta, può essere alterato da molteplici fattori, come traumi fisici o emotivi, infiammazioni viscerali attuali o pregresse che lasciano tracce sotto forma di aderenze tissutali o infiammazioni croniche silenti.
Allo stesso modo, stati emotivi ripetuti nel tempo o eventi traumatici possono inscriversi nella memoria corporea, determinando uno stato di attivazione anomalo di muscoli, visceri o specifici distretti corporei, diverso da quello fisiologico.
Un’attenta valutazione posturale può quindi rappresentare uno strumento prezioso per individuare le cause di eventuali disfunzioni e per definire un percorso di correzione o, quantomeno, di miglioramento. L’obiettivo è riportare il corpo il più vicino possibile alla sua condizione fisiologica ottimale, favorendo un funzionamento armonico e una relazione più equilibrata con se stessi.
Riferimenti bibliografici
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Francesco Bottaccioli, Psiconeuroendocrinoimmunologia. I fondamenti scientifici della relazione mente-corpo, Ed. Red
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Alan Baddeley, Michael W. Eysenck, Michael C. Anderson, La memoria, Ed. Pandora Campus
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Corrado Malanga, TCT – La coscienza ritrovata, Trigono Edizioni

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