La Psicoterapia e i processi di cambiamento

Il Bagatto. La prima immagine sulla sinistra rappresenta il Bagatto E’ la personificazione della causa iniziale di ogni azione, è il primo arcano maggiore. Rappresenta il nostro io, la nostra identità razionale, fulcro dell’iniziativa personale, prestigiatore che ci stordisce con i suoi giochi di abilità. E’ Dio (o meglio ciò che noi erroneamente consideriamo tale ai giorni nostri), il creatore del nostro universo virtuale, la mente.

E’ l’atto decisionale di iniziare un percorso di cambiamento.

 

 

L’immagine della Papessa, il secondo arcano maggiore (immagine sulla destra), rappresenta una moltitudine di simbologie. E’ la sacerdotessa del mistero, assisa sul trono immobile e ieratica rappresenta la possibilità di accedere al mistero della vita, io direi di accedere ai misteri dell’anima: tiene infatti le chiavi d’accesso nella mano sinistra ovvero l’accesso attraverso il corrispondente lobo cerebrale destro, sede di quella parte di noi che è preposta alla creatività, all’immaginazione e ai vissuti emotivi.

Le colonne ai lati del trono sono una rossa ed una blu, colori archetipici di spirito ed anima. Entrambi devono essere presenti nella ricerca della realtà che si dissimula dietro il velo delle apparenze sensibili e duali.

E’ l’accesso al mistero della realtà di anima.

 

I colori fondamentali utilizzati nelle immagini di questi tarocchi sono essi stessi rappresentazioni archetipiche della nostra essenza e ci conducono ad una comprensione più profonda del nostro sé, dell’equilibrio che possiamo apportare ad esso se ne sappiamo fare uso, se ne abbiamo consapevolezza.

 

Il percorso di psicoterapia è infatti principalmente un percorso di consapevolezza, di conoscenza di noi dove le nostre parti hanno bisogno di essere integrate per riconoscersi e avere una visione integrata appunto della realtà che ci circonda e vivervi avendo acquisito un punto di vista diverso a quello che fin’ora abbiamo adottato.

 

Secondo la teoria del campo di Kurt Lewin (psicologo gestaltico) ma anche secondo i più moderni insegnamenti della fisica quantistica, cambiando me stesso io cambio anche il mondo intorno a me in quanto solleciterò risposte differenti dando io stesso informazioni diverse dalle precedenti. La fisica quantistica aggiunge a questa visione il fatto che io stesso, quale coscienza incarnata creo il mio universo in modo da affrontare e risolvere ciò che dentro di me non è stato ancora compreso.

 

Esistono molti tipi di psicoterapia ma l’unica che dovremmo considerare è quella che funziona. Non importa quale scuola lo psicoterapeuta abbia frequentato, la cosa più importante infatti, è che chi la effettua abbia una buona esperienza e sappia adoperare gli strumenti a sua disposizione.

Quando la psicoterapia risulta efficace vuol dire che il professionista ha lavorato bene ma soprattutto vuol dire che il paziente, o cliente che dir si voglia, ha voluto davvero operare un cambiamento nella propria vita.

 

Il presupposto fondamentale perché questo accada non è che la persona paghi un professionista e frequenti le sedute bensì che la persona impieghi veramente tutta la propria volontà a tal fine evitando di delegare qualcun altro (in questo caso il professionista) ad assumersi la responsabilità di tale cambiamento.

Molto spesso accade infatti che la persona si crei aspettative sbagliate rispetto a ciò che debba essere operato dal professionista. Nella stragrande maggioranza dei casi infatti la persona pensa che il professionista opererà il miracolo ma i miracoli possiamo farli soltanto noi per noi stessi come veri creatori del nostro universo.

 

Quando ci mettiamo in cammino in un percorso di cambiamento andiamo a creare una consapevolezza di noi, dei nostri meccanismi di relazione, dei nostri traumi e rispecchiamenti che solo noi possiamo veramente realizzare.

Il professionista sostiene il cambiamento e utilizza strumenti, tecniche e metodi che sono nel suo carnet professionale e che mette a disposizione della persona che chiede la consulenza e il percorso.

I percorsi di psicoterapia possono essere molto lunghi e talvolta perdere di vista l’obiettivo principale della richiesta, è per questo che prediligo un approccio breve che vada a mettere a fuoco l’obiettivo e il bisogno emergente per poi andare a valutare i passi necessari a raggiungere tale obiettivo.

 

E’ possibile quindi strutturare un percorso breve che vada a realizzare uno specifico cambiamento che può eventualmente aprire secondariamente un nuovo scenario di un’altro intervento sempre mirato a raggiungere il nuovo obiettivo; si evita così di spendere denaro inutilmente e di perpetuare il meccanismo perverso di ripetizione di uno stato di disagio o malattia che vogliamo mutare.

Si fissano quindi un numero massimo di sedute entro le quali si vuole raggiungere l’obiettivo concordato e una volta terminate si termina il ciclo di terapia. Qualora emergesse un nuovo bisogno/ obiettivo si riprogrammerà un nuovo percorso mirato.

Oswald Wird, I tarocchi , Edizioni Mediterranee Lewin, Field Theory in Social Science, Selected Theorical Papers, Harper and Row, New York

1951.

Corrado Malanga, TCT la coscienza ritrovata, ed. Spazio interiore

Memoria corporea, postura, emozioni

Quando parliamo di memoria ci riferiamo a una funzione estremamente complessa, non ancora del tutto chiarita dalla ricerca scientifica. Il cervello, identificato dalle neuroscienze occidentali come la sede principale dei meccanismi deputati alla creazione e al mantenimento della memoria degli eventi e delle esperienze, funziona come un sistema integrato: non è possibile suddividerlo in parti che svolgano una singola funzione in modo nettamente separato. Inoltre, il cervello è parte dell’intero organismo e dell’essere vivente, e non può quindi essere studiato in maniera isolata.

Nonostante ciò, sono state individuate alcune strutture cerebrali specifiche coinvolte nella produzione delle emozioni e nella memoria. Non a caso, questi due sistemi sono strettamente interconnessi: l’amigdala e l’ippocampo.
L’amigdala è considerata il centro delle emozioni, mentre l’ippocampo presiede prevalentemente alle funzioni della memoria.

Secondo Larry W. Swanson, l’amigdala è costituita da 13 nuclei nervosi che presentano connessioni con:

  • la corteccia prefrontale e l’ippocampo, contribuendo alla formazione dei ricordi;

  • la corteccia olfattiva, attribuendo un significato emotivo agli odori;

  • la zona centromediale, che collega i nuclei talamici e ipotalamici al sistema nervoso vegetativo, responsabile della manifestazione corporea delle emozioni.

Nella formazione della memoria giocano un ruolo fondamentale anche gli ormoni dello stress che, se ben regolato, risulta essenziale per il processo mnestico. Altrettanto importanti sono le aree corticali, in particolare la corteccia prefrontale. Al contrario, uno stato di stress cronico o la presenza di patologie neurodegenerative compromettono la capacità di memorizzazione. Anche un’eccessiva attivazione dell’organismo (arousal) può determinare un parziale fallimento della memoria, che tende a selezionare stimoli isolati, decontestualizzandoli e rendendoli incompleti.

Un ulteriore fattore cruciale nel consolidamento della traccia mnestica è il sonno: numerose ricerche confermano infatti che il sonno svolge un ruolo fondamentale in questo processo.

Ma cos’è la memoria corporea? In realtà, più che di memoria, è corretto parlare di memorie. Esistono infatti diverse tipologie di memoria e una di queste è la memoria procedurale, ovvero quella che utilizziamo quando impariamo, ad esempio, ad andare in bicicletta. Il corpo apprende a mantenere l’equilibrio e a compiere movimenti nello spazio grazie a meccanismi automatici e inconsapevoli, regolati da specifiche aree del sistema nervoso senza il coinvolgimento diretto della neocorteccia.

Se prendiamo in considerazione anche alcune teorie della fisica quantistica, che hanno formulato ipotesi sul funzionamento dell’essere umano e sul significato ultimo dell’esistenza, potremmo affermare che la memoria corporea rappresenti l’unica forma di memoria realmente rintracciabile nel corpo fisico. Essa si manifesta come una configurazione neuronale specifica, formatasi in base all’uso che facciamo del nostro cervello, oppure come una contrattura muscolare sviluppatasi in risposta a condizioni prolungate di stress o adattamento.

La postura può quindi essere definita secondo due componenti fondamentali:

  1. La postura come funzione corporea, finalizzata al mantenimento dell’equilibrio;

  2. La postura come configurazione fisica, che, se mantenuta nel tempo, crea una memoria materiale nel substrato corporeo e può determinare modifiche strutturali.

L’equilibrio fisiologico, ovvero la postura corretta, può essere alterato da molteplici fattori, come traumi fisici o emotivi, infiammazioni viscerali attuali o pregresse che lasciano tracce sotto forma di aderenze tissutali o infiammazioni croniche silenti.

Allo stesso modo, stati emotivi ripetuti nel tempo o eventi traumatici possono inscriversi nella memoria corporea, determinando uno stato di attivazione anomalo di muscoli, visceri o specifici distretti corporei, diverso da quello fisiologico.

Un’attenta valutazione posturale può quindi rappresentare uno strumento prezioso per individuare le cause di eventuali disfunzioni e per definire un percorso di correzione o, quantomeno, di miglioramento. L’obiettivo è riportare il corpo il più vicino possibile alla sua condizione fisiologica ottimale, favorendo un funzionamento armonico e una relazione più equilibrata con se stessi.

Riferimenti bibliografici

  • Francesco Bottaccioli, Psiconeuroendocrinoimmunologia. I fondamenti scientifici della relazione mente-corpo, Ed. Red

  • Alan Baddeley, Michael W. Eysenck, Michael C. Anderson, La memoria, Ed. Pandora Campus

  • Corrado Malanga, TCT – La coscienza ritrovata, Trigono Edizioni

Storie di guarigioni miracolose

Storie di guarigioni miracolose

Quando parliamo di persone e benessere non parliamo di malattie e salute ma qui voglio portare un esempio di alcune ricerche scientifiche che illustrano quanto potente è in noi la capacità di cambiare il nostro sistema di vita attraverso ciò che accade dentro di noi, nella nostra anima, nel nostro cuore, muscoli e mente.

Quando ormai la scienza ha rintracciato moltissimi meccanismi biologici che sono in grado di modificare le nostre reazioni ad un evento stressante come una malattia dobbiamo poter conoscere le chiavi di accesso a tali meccanismi.

In un noto studio del dottor Bruno Klopfer (Psychological Variables in Human Cancer, in “Journal of Projective Techniques”, vol. 21, n 4, dicembre 1957 , pp. 331-340) si racconta la storia del Dr. West che aveva in carico il sig. Wright, malato di cancro allo stadio terminale.
Il paziente venne a sapere di un farmaco miracoloso che avrebbe potuto guarirlo dalla sua malattia. Il medico dapprima rifiutò perché il paziente non rientrava nel protocollo di prescrizione del farmaco che prevedeva un’aspettativa di vita di almeno tre mesi ed il paziente in questione aveva al massimo una settimana di vita. L’insistenza del paziente però ebbe la meglio ed il medico lo fece forzatamente rientrare nel protocollo di sperimentazione: tre giorni dopo la somministrazione del farmaco il paziente era in remissione, stava benissimo e il medico riscontrò la riduzione delle masse tumorali a circa la metà; dopo 10 giorni il paziente potè lasciare l’ospedale apparentemente totalmente guarito.

Per due mesi il paziente declamò il miracoloso prodotto che lo aveva fatto guarire finché la letteratura scientifica non dichiarò il clamoroso insuccesso del farmaco che non aveva realmente l’efficacia che era stata inizialmente proclamata. Il sig. Wright, che si fidava ciecamente di ciò che aveva letto sulla stampa cadde in profonda depressione e la sua malattia fece ritorno. Il suo medico stavolta agì deliberatamente d’astuzia e raccontò al paziente come, a causa del deterioramento subito da alcune scorte del farmaco, esse fossero risultate inefficaci ma che lui disponeva di alcune dosi purissime che avrebbero avuto l’effetto desiderato. Il sig. Wright si convinse dell’efficacia ed il medico gli somministrò un placebo ovvero un’iniezione di acqua distillata: il paziente nuovamente era in remissione e le masse tumorali “si sciolsero come palle di neve al sole”. Per altri due mesi il paziente tornò in salute fin quando un nuovo articolo dell’American Medical Association non dichiarò che lo studio nazionale del famoso farmaco in questione, il Krebiozen, ne aveva dimostrato l’assoluta inefficacia.

Il paziente perse completamente la fiducia nel farmaco ed il suo tumore tornò immediatamente e dopo due giorni il paziente morì invaso nuovamente dalle masse tumorali.


La seconda storia viene riportata nel “Journal of clinical investigation”(Wolf, Stewart, The effect of suggestion and Conditioning on the Action of Chemical Agentsin Human Subjects: the Farmacology of Placebos, vol. 29, n. 1, gennaio 1950, pp. 100-109) in cui una paziente gravemente sofferente di una forma patologica di nausea e vomito venne trattata con un farmaco che è ideato per indurre nausea e vomito.

La sua patologia era stata accertata attraverso la misurazione delle contrazioni dello stomaco attraverso un apposito apparecchio elettromiografico, i medici somministrarono il farmaco raccontando alla paziente degli effetti miracolosi del farmaco (e che in realtà avrebbe dovuto accentuare i suoi sintomi) e immediatamente dopo alla somministrazione tutti i sintomi sparirono. Il nome del farmaco era ipepac. La rilevazione delle suddette contrazioni anomale cessò a dimostrazione che l’effetto placebo ebbe effetto non solo sulla convinzione e sulla mente della paziente ma anche sul funzionamento biochimico del suo corpo.

Quali sono dunque le conclusioni da trarre?
Sicuramente che l’effetto placebo esiste e che il potere della nostra mente è immenso. É così grande che è capace di apportare cambiamenti biochimici immensi dentro di noi.

Le contratture muscolari: come si formano e quali possono essere i rimedi

Le contratture muscolari: come si formano e quali possono essere i rimedi

Vi siete mai chiesti come si formano le contratture muscolari?

E’ importante farsi questa domanda perché vi possono essere molteplici cause.

Fondamentalmente possiamo identificare due macrocategorie che sono le seguenti:

Sovraccarico muscolare e Carenza/squilibrio di sostanze biochimiche

Sovraccarico:

Si riferisce alla sollecitazione del muscolo oltre il suo proprio limite di sopportazione fisiologico. Ogni persona avrà dunque una propria specifica soglia di sopportazione del carico: a seconda della corporatura e delle condizioni generali della persona un sovraccarico che per qualcuno sarà quello di sollevare un manubrio di 100 kg per un altro potrà essere quello di sollevare una semplice busta della spesa.

In questa macrocategoria rientrano vari sottotipi di sovraccarico:

  • Movimenti bruschi e improvvisi:

Azioni rapide e inaspettate così come una mancanza di coordinazione dei movimenti possono causare un’eccessiva sollecitazione del muscolo

  • Posture scorrette:

Mantenere posizioni innaturali o scorrette per periodi prolungati (vizi di postura legati a posizioni scorrette mantenute a lungo durante l’orario lavorativo o in generale durante la giornata) , come nel caso di un lavoro sedentario, può portare a tensioni muscolari croniche che causano contratture.

Anche disfunzioni posturali legate ad una ricerca di equilibrio del nostro corpo che a causa di un fattore ereditario o di sviluppo ha dovuto creare dei compensi, possono essere alla base di tale problematica.

Carenza/squilibri biochimici a livello muscolare:

Uno squilibrio può essere innescato da molteplici fattori come una carenza nutrizionale, un affaticamento dell’organismo in generale o una disidratazione, una condizione di temperatura corporea non adeguata o, udite udite, fattori emotivi specifici.

  • Carenze nutrizionali:

La mancanza di minerali importanti come potassio, magnesio e calcio può influenzare la funzione muscolare. Queste sostanze infatti sono implicate nel meccanismo di funzionamento della contrazione delle fibre delle quali è composto il muscolo.

  • Affaticamento e scarsa idratazione:

La stanchezza, sia fisica che mentale, così come una disidratazione interferiscono con il corretto metabolismo muscolare e possono contribuire alla formazione di contratture.

  • Condizioni climatiche:

Un organismo che si raffredda eccessivamente comporterà un restringimento dei vasi sanguigni per non disperdere il calore residuo, riducendo l’apporto di nutrienti al muscolo e aumentando la probabilità di contratture.

  • Fattori emotivi:

Lo stress inteso come sovraccarico emotivo può manifestarsi con un irrigidimento dei muscoli, molto frequentemente quelli del collo e delle spalle, portando ad uno stato di contrazione cronica del muscolo e di conseguenza, a contratture muscolari.

Tutti noi quindi siamo soggetti a sviluppare delle contratture che possono interferire con il nostro benessere in maniera più o meno evidente; qualche volta ci accorgiamo di avere delle rigidità o degli indolenzimenti, altre volte invece non ci facciamo caso. Quando la contrattura è portata alla nostra attenzione possiamo cercare di scioglierla principalmente attraverso trattamenti manuali e cercare il motivo per il quale è venuta; una volta identificato il fattore o i fattori principali che l’hanno determinata sarà importante cercare di risolverli. Le contratture che sono presenti nel nostro corpo hanno bisogno di un intervento diretto sul muscolo poiché non si risolveranno da sole mentre le cause avranno bisogno della nostra attenzione per risolvere il problema alla radice altrimenti le contratture si ripresenteranno.

Un trattamento di riequilibrio permette di lavorare sulle contratture che ci sono note e su quelle che non erano state portate alla nostra attenzione e consapevolezza.

Il mantenimento di contratture impedisce un funzionamento ottimale del nostro corpo, ostacola il normale funzionamento del muscolo ed è una condizione che tende ad autoalimentarsi: diminuendo infatti il metabolismo del muscolo in questione esso riceverà pochi elementi nutritivi e tenderà ad accumulare tossine andando a innescare ulteriori contratture e problematiche che determinano sempre più squilibri nel nostro corpo.

Reich, gli orgoni, la fisica quantistica e l’olismo

Reich, gli orgoni, la fisica quantistica e l’olismo

Wilelm Reich fu un grande scienziato e medico psicoanalista ma soprattutto un grande rivoluzionario, inventore e ideatore geniale. Nell’ultima parte della sua vita e carriera come scienziato e ricercatore arrivò a scoprire e descrivere una speciale energia: l’energia orgonica.
A conferma delle sue teorie su questa energia orgonica vi era la nuova scoperta della fisica quantistica: Einstein e Reich si conobbero e lavorarono insieme alle loro teorie. Purtroppo le loro strade si divisero presto e Reich continuò le proprie ricerche nonostante tutte le avversità e i pregiudizi che vi erano nei suoi confronti e di conseguenza sul suo lavoro.
Le scoperte di Reich erano così rivoluzionarie che lui e le sue opere finiro molto male: Reich fu arrestato e morì in carcere poco dopo essere stato imprigionato; l’attribuzione ufficiale della morte verrà addebitata ad un infarto cardiaco. Le sue opere furono bruciate tutte per ordinanza del giudice e le sue camere orgoniche distrutte. Aveva fatto l’errore di mettersi contro il sistema costituito ed in particolare contro gli ingenti interessi economici delle case farmaceutiche.
In anni recenti però le sue teorie sono state citate ed avallate da un eminente scenziato: Emilio Del Giudice.


Ecco cosa spiega Emilio Del Giudice in un seminario divulgativo sulla fisica quantistica citando anche il lavoro di Reich.

L’idea che una energia minima lavorasse in modo migliore di una “grande” era alla base dei suoi studi sugli orgoni, bastava trovare il modo di incanalare tale energia.

La fisica classica non riesce a spiegare il mondo biologico, non siamo un mondo di atomi separati poiché in queste condizioni la vita non esisterebbe poiché l’entropia sarebbe infinita.
La natura fisica prevede l’esistenza del vuoto quantistico ovvero un oggetto suscettibile di oscillazioni, una struttura dalla quale emergerà lo spazio tempo, un corpo non potrà mai essere isolato dal vuoto. La forma di interazione con il vuoto fa si che il corpo oscilli. Esiste il moto dal di fuori , la forza, ma esiste anche il moto “dal di dentro”.

Il mondo della forza prevede lo spazio tempo mentre il mondo della fase esiste al di fuori dello spazio tempo, ammette la sincronicità, ciò vuol dire che un corpo può risuonare con qualsiasi parte dell’universo sia esso un essere sulla costellazione di Andromeda che un tizio che ancora deve nascere. (Emilio Del Giudice, Istituto di fisica nucleare di Milano)

Se eccito il sistema muscolare nulla di questo si ripercuoterà sulle molecole del sistema, spariranno le sensazioni di rabbia ma il resto resterà invariato (…etc)
Reich abbandonò la vegetoterapia (sistema orizzontale) e scoprì l’orgone (sistema verticale) che era la partecipazione all’oscillazione dell’intero universo. Eva Reich, la figlia di Wilhelm Reich, scoprì il principio del minimo stimolo. Se questo minimo stimolo perdura per un certo tempo (piccolissimo livello di energia) una grande energia caotica viene sommata e produce una grande quantità di energia coerente.
L’organismo si sintonizza sull’oscillazione prodotta da quel minimo stimolo

Weber e Fechner due ricercatori e scienziati di fama mondiale enunciarono un principio fisiologico dell’organismo vivente: la risposta di un organismo ad uno stimolo è proporzionale al logaritmo di quello stimolo. In poche parole più piccolo è lo stimolo più grande sarà la risposta di quell’organismo.

Cosa c’entra con tutto questo l’olismo? L’olismo che deriva il proprio significato etimologico da “olos”, il tutto, l’intero, abbraccia questo principio del quale è portavoce anche la concezione della medicina cinese ed orientale in genere. In occidente però abbiamo dovuto arrivarci attraverso la ricerca scientifica: le scoperte della fisica quantistica infatti aprono la strada a tale concetto dove tutto è interconnesso, dove il tempo in una certa dimensione non esiste, dove si può coniugare l’esperienza artistica con la ricerca scientifica, dove il confine tra anima e materia sensibile, tra pensiero/intenzione ed effetti visibili sull’universo percepito tendono a scomparire e lasciano il posto ad un mondo dove solo la sintonia delle parti col tutto può essere concepita come condizione di completa felicità umana.

L’esperienza artistica è il risuonare di un soggetto con un oggetto (Shelling)